Spending Review: il Governo prova a rivedere la spesa pubblica.
Pubblicate in Gazzetta Ufficiale, lo scorso 30 aprile, le nuove norme in materia di spending review attraverso le quali il Governo intende procedere, tra luglio e dicembre di questo anno, a rivedere la spesa pubblica al ribasso per una cifra in Euro poco superiore ai quattro miliardi. Questi, i risparmi di spesa che il nuovo super commissario, l’aretino Enrico Bondi, dovrà scovare, in tempi ristretti, tra le “sacche” di inefficienza nella gestione del pubblico denaro. Se non dovesse riuscirci, il Governo porta comunque in “dote”, in alternativa , un ritocco - l’ennesimo - verso l’alto dell’imposta sui consumi. In sostanza , i risparmi di spesa che il “super tecnico nominato dai tecnici” dovrà nell’immediato affrontare, serviranno esclusivamente per evitare alle famiglie e ai consumatori di subire un ulteriore aumento dell’IVA; questa volta però al ventitré per cento di aliquota!.
Andando nel dettaglio del decreto si legge che “il mandato del super commissario - più i due sub commissari, Giuliano Amato e l'editorialista del Corriere Giavazzi - è a termine”. Concludendosi a maggio del prossimo anno. E che in questo arco di tempo i super consulenti dovranno individuare un piano di revisione ragionevole della spesa affrontando di petto alcune anomalie del nostro sistema e, in particolare, dovranno individuare - in detto termine - attraverso “un’attenta analisi dei costi intermedi, i livelli di spesa ottimale per l’acquisto di beni e servizi delle pubbliche amministrazioni.” Con l’ulteriore compito di supervisionare e coordinare l’attività di approvvigionamento di taluni beni e servizi delle Pubbliche Amministrazione centrali e periferiche, fatta eccezione per le spese della Presidenza delle Repubblica, il Senato e la Camera dei Deputati e la Corte Costituzionale che manterranno invariata la propria autonomia di spesa.
Fra i poteri che il decreto dà al team di commissari, c’è anche il diritto di “ corrispondere con tutte le pubbliche amministrazioni e con gli enti di diritto pubblico e di chiedere ad essi, oltre a notizie ed informazioni, la collaborazione necessaria per l’adempimento delle loro funzioni” ma al contempo rispettando la sussidiarietà fra livelli gestionali. E con un specifica indipendenza e autonomia nelle scelte, anche nei confronti del Parlamento, per renderli a tal riguardo praticamente immuni da indebiti condizionamenti esterni. Per questo “bel po' di lavoro” i commissari percepiranno un’indennità complessiva pari a Euro duecento trentatré mila euro per un solo anno di attività: questo è quanto in definitiva costerà al contribuente la super consulenza dei tre commissari.
Ma il Governo, nel proprio sito istituzionale, non si è limitato a indicare i tagli da effettuare al trentuno di dicembre dell'anno in corso ma ha anche individuato il percorso guida, fatto di criteri e analisi comparative dei costi nella gestione delle pubbliche amministrazioni, a cui i commissari dovranno attenersi nel loro piano di revisione della spesa nel medio e lungo periodo. Dai dati pubblicati sul sito internet del Governo emerge a chiare lettere che nel passato ventennio la spesa - e con esso il differenziale di spesa storica delle varie branchie della P.A - è aumentato più che rapidamente rispetto al costo dei beni e dei servizi stessi; con un aggravio per il contribuente di maggiori tributi per circa settanta miliardi di euro. La maggiorparte dei quali arrivano da una gestione poco oculata della sanità che nell’ultimo ventennio è aumentata del trentasette per cento circa e, parimenti, le spese per l’istruzione sono aumentate nello stesso periodo del diciassette per cento. E allo stesso tempo senza che il cittadino-contribuente e fruitore abbia visto di pari passo un corrispondente aumento dell’utilità nel servizio stesso. Infatti, a corollario dell’analisi della spesa complessiva offerta dal Governo, emerge che meno della metà della spesa pubblica sul reddito nazionale complessivo si traduce poi in servizi e sussidi per il cittadino; l’altra parte invece se ne va per pagare il costo del servizio stesso.
Da segnalare, poi, in positivo la scelta del Governo di far partecipe il cittadino nell’indicazione delle spese da tagliare attraverso un'apposita sezione del sito web di Palazzo Chigi per poter esprime la propria di idea di revisione della spesa. A poche ore dal lancio del modulo “esprimi la tua opinione”sono arrivate al terminale del Governo quasi centomila segnalazioni di cittadini sul come affrontare la spending review agevolando non di poco i tecnici nel affrontare il lavoro di analisi, razionalizzazione e revisione della spesa pubblica.
Sempre per decreto poi, il governo ha voluto fin da subito dare un taglio sostanziale alle spese per convegni e rappresentanza, come anche porre le basi per un ridimensionamento delle Strutture dirigenziali esistenti attraverso – si legge nel decreto - l'accorpamento di sedi di enti società pubbliche. Altra novità, infine, riguarda gli immobili di proprietà pubblica che eccedono i fabbisogni delle Amministrazioni che dovranno essere restituiti all'Agenzia del Demanio; sempre a tal fine poi le amministrazioni dovranno porre in essere una ricognizione degli immobili in uso e fin dove è possibile cercare di comprimere le spese per fitti passivi.
mercoledì 9 maggio 2012
Spending review
Spending Review: il Governo prova a rivedere la spesa pubblica.
Pubblicate in Gazzetta Ufficiale, lo scorso 30 aprile, le nuove norme in materia di spending review attraverso le quali il Governo intende procedere, tra luglio e dicembre di questo anno, a rivedere la spesa pubblica al ribasso per una cifra in Euro poco superiore ai quattro miliardi. Questi, i risparmi di spesa che il nuovo super commissario, l’aretino Enrico Bondi, dovrà scovare, in tempi ristretti, tra le “sacche” di inefficienza nella gestione del pubblico denaro. Se non dovesse riuscirci, il Governo porta comunque in “dote”, in alternativa , un ritocco - l’ennesimo - verso l’alto dell’imposta sui consumi. In sostanza , i risparmi di spesa che il “super tecnico nominato dai tecnici” dovrà nell’immediato affrontare, serviranno esclusivamente per evitare alle famiglie e ai consumatori di subire un ulteriore aumento dell’IVA; questa volta però al ventitré per cento di aliquota!.
Andando nel dettaglio del decreto si legge che “il mandato del super commissario - più i due sub commissari, Giuliano Amato e l'editorialista del Corriere Giavazzi - è a termine”. Concludendosi a maggio del prossimo anno. E che in questo arco di tempo i super consulenti dovranno individuare un piano di revisione ragionevole della spesa affrontando di petto alcune anomalie del nostro sistema e, in particolare, dovranno individuare - in detto termine - attraverso “un’attenta analisi dei costi intermedi, i livelli di spesa ottimale per l’acquisto di beni e servizi delle pubbliche amministrazioni.” Con l’ulteriore compito di supervisionare e coordinare l’attività di approvvigionamento di taluni beni e servizi delle Pubbliche Amministrazione centrali e periferiche, fatta eccezione per le spese della Presidenza delle Repubblica, il Senato e la Camera dei Deputati e la Corte Costituzionale che manterranno invariata la propria autonomia di spesa.
Fra i poteri che il decreto dà al team di commissari, c’è anche il diritto di “ corrispondere con tutte le pubbliche amministrazioni e con gli enti di diritto pubblico e di chiedere ad essi, oltre a notizie ed informazioni, la collaborazione necessaria per l’adempimento delle loro funzioni” ma al contempo rispettando la sussidiarietà fra livelli gestionali. E con un specifica indipendenza e autonomia nelle scelte, anche nei confronti del Parlamento, per renderli a tal riguardo praticamente immuni da indebiti condizionamenti esterni. Per questo “bel po' di lavoro” i commissari percepiranno un’indennità complessiva pari a Euro duecento trentatré mila euro per un solo anno di attività: questo è quanto in definitiva costerà al contribuente la super consulenza dei tre commissari.
Ma il Governo, nel proprio sito istituzionale, non si è limitato a indicare i tagli da effettuare al trentuno di dicembre dell'anno in corso ma ha anche individuato il percorso guida, fatto di criteri e analisi comparative dei costi nella gestione delle pubbliche amministrazioni, a cui i commissari dovranno attenersi nel loro piano di revisione della spesa nel medio e lungo periodo. Dai dati pubblicati sul sito internet del Governo emerge a chiare lettere che nel passato ventennio la spesa - e con esso il differenziale di spesa storica delle varie branchie della P.A - è aumentato più che rapidamente rispetto al costo dei beni e dei servizi stessi; con un aggravio per il contribuente di maggiori tributi per circa settanta miliardi di euro. La maggiorparte dei quali arrivano da una gestione poco oculata della sanità che nell’ultimo ventennio è aumentata del trentasette per cento circa e, parimenti, le spese per l’istruzione sono aumentate nello stesso periodo del diciassette per cento. E allo stesso tempo senza che il cittadino-contribuente e fruitore abbia visto di pari passo un corrispondente aumento dell’utilità nel servizio stesso. Infatti, a corollario dell’analisi della spesa complessiva offerta dal Governo, emerge che meno della metà della spesa pubblica sul reddito nazionale complessivo si traduce poi in servizi e sussidi per il cittadino; l’altra parte invece se ne va per pagare il costo del servizio stesso.
Da segnalare, poi, in positivo la scelta del Governo di far partecipe il cittadino nell’indicazione delle spese da tagliare attraverso un'apposita sezione del sito web di Palazzo Chigi per poter esprime la propria di idea di revisione della spesa. A poche ore dal lancio del modulo “esprimi la tua opinione”sono arrivate al terminale del Governo quasi centomila segnalazioni di cittadini sul come affrontare la spending review agevolando non di poco i tecnici nel affrontare il lavoro di analisi, razionalizzazione e revisione della spesa pubblica.
Sempre per decreto poi, il governo ha voluto fin da subito dare un taglio sostanziale alle spese per convegni e rappresentanza, come anche porre le basi per un ridimensionamento delle Strutture dirigenziali esistenti attraverso – si legge nel decreto - l'accorpamento di sedi di enti società pubbliche. Altra novità, infine, riguarda gli immobili di proprietà pubblica che eccedono i fabbisogni delle Amministrazioni che dovranno essere restituiti all'Agenzia del Demanio; sempre a tal fine poi le amministrazioni dovranno porre in essere una ricognizione degli immobili in uso e fin dove è possibile cercare di comprimere le spese per fitti passivi.
giovedì 12 aprile 2012
L’Imposta Municipale Propria.
L’Imposta Municipale Propria così si chiama la “ nuova tassa” introdotta lo scorso dicembre dal Governo Monti, è nata in via sperimentale come Imposta Municipale Unica con l’obiettivo ambizioso e riformatore di semplificare in un’unica soluzione l’imposta sul reddito delle persone fisiche, le relative addizionali dovute in relazione ai redditi fondiari sui beni non locati e la vecchia imposta comunale sugli immobili ( ICI). Nel marzo dello scorso anno, il Governo Berlusconi nel quadro di un più ampio disegno di riforma in senso federalista decise di stabilirne l’introduzione, nella sua versione “ definitiva “, a partire dall’anno 2014 e a limitarne l’applicazione ai soli immobili diversi dalla abitazione principale e dalle relative pertinenze. Così, il decreto “Salva Italia” di fine dicembre - diversamente e rispetto al precedente decreto di marzo - non ha fatto altro che anticiparne l’introduzione in via sperimentale a partire dall'anno in corso.
Il testo della legge, prevede - viste anche le recenti modifiche apportate al decreto fiscale attualmente in conversione alla Camera - che il pagamento dell’imposta sia suddiviso in due rate, rispettivamente il 16 giugno a titolo di acconto ( con proroga al 18) e il 16 dicembre a conguaglio. L’imposta dovrà essere pagata da tutti coloro che hanno il possesso di beni immobili, ivi comprese l’abitazione principale e le relative pertinenze , le aree fabbricali (compresi gli immobili strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa) ed i fabbricati rurali, per i quali è prevista l’obbligatoria iscrizione al catasto fabbricati. Diversamente, per i fabbricati agricoli il decreto “Salva Italia” prevede l’obbligo di dichiarazione al catasto edilizio urbano entro il 30 novembre dell’anno in corso e il versamento della imposta municipale relativa agli stessi in un’unica soluzione da pagare , questa , entro il 16 dicembre pv. Per gli altri, il termine per la dichiarazione degli immobili posseduti alla data del 1 gennaio, è del 30 luglio.
Le recenti modifiche al decreto fiscale - come anticipato sopra - hanno fatto sì che l’acconto del 18 giugno si concretizzerà nel versamento della metà dell’importo ottenuto applicando alla base imponibile (che si calcola con la rendita catastale o domenicale rivalutata e moltiplicata per un coefficiente fisso che varia a seconda della categoria dell’immobile) le aliquote di base; e cioè lo 0,4 per cento per le abitazioni principali e le relative pertinenze; lo 0,76 per le altre abitazioni; lo 0,2 per i fabbricati rurali. Nel frattempo, i Comuni in vista dell’approvazione dei bilanci da chiudere entro il 30 giugno dell’anno in corso, potranno iscrivere nei preventivi le entrare Imu sulla base degli importi con le aliquote così predeterminate. Ed entro il 30 settembre, i Sindaci e i rispettivi Consigli Comunali, sulla base dei primi dati di gettito che inizieranno ad affluire da fine luglio, potranno modulare - in virtù dei risultati parziali - in aumento o in diminuzione le aliquote e le detrazioni da applicare. E questo perché i Comuni hanno la facoltà di variare le aliquote nel limite minimo e massimo rispettivamente dello 0,2 e dello 0,6% per l’abitazione principale e dello 0,46 e 1,06% per tutti gli altri immobili; con possibilità inoltre di scendere allo 0,4% per gli immobili locati e per quelli posseduti dalle persone giuridiche. Ciò comporterà che il cittadino-contribuente, fino a settembre, potrebbe ancora non sapere - conti alla mano - quanto debba realmente pagare di imposta per l’anno in corso.
A questa situazione di incertezza, deve poi aggiungersi la facoltà concessa al Governo di ritoccare le aliquote e le detrazioni entro il 10 dicembre: oggi stabilite nella misura di duecento Euro per l’abitazione principale più cinquanta Euro per ogni figlio di età non superiore a ventisei anni; e fino ad un massimo di seicento Euro.
Tutto ciò si trasforma in una vera e propria incognita per il contribuente sul quantum di imposta da pagare a saldo, visto anche che il conguaglio di dicembre potrebbe essere appesantito dalle novità che nel frattempo il Comune - da un lato - e il Governo - dall’altro - apporteranno nel corso del mese di settembre e dicembre sul versante delle detrazioni e delle aliquote da applicare. Ragione per cui, la rata di dicembre potrebbe essere molto superiore a quella preventivata al momento dell’acconto di giugno. E questo perché, come anticipato, l’acconto si calcola sulla aliquota di base prevista dalla legge, la quale potrebbe subire adeguamenti in aumento ad opera del Sindaco a partire da settembre, e per iniziativa del Governo sino a dicembre. Riformulando: il contribuente potrebbe trovarsi, in coincidenza del Santo Natale a spendere la propria tredicesima non per i regali e il cenone di Natale ma per mettersi in regola con la nuova imposta sugli immobili. (Spero di sbagliarmi, sic!)
Buone notizie invece per per i terreni degli imprenditori agricoli professionali (Iap) e dei coltivatori diretti. Sarà sottoposta a imposizione solo la parte di valore oltre i sei mila euro, e sono previste comunque riduzioni d’imposta dal 70% al 25% fino a trentadue mila euro di imposta. E per i fabbricati, considerati strumentali come le cascine e situati in Comuni a oltre mille metri di altitudine, scompare del tutto l’imposizione.
Altre novità potrebbero arriva nei prossimi giorni con la presentazione di emendamenti al decreto fiscale in sede di conversione. Facile immaginare che i Deputati non si limiteranno ad asseverare il testo uscito da palazzo Madama, ma diversamente vorranno dire la loro. In tal senso vanno lette le dichiarazioni fatte al Corriere della Sera del segretario del Pdl, Angelino Alfano, che ha annunciato la volontà di riaprire il capitolo Imu. Per Alfano, infatti ” l’imposta dovrebbe essere una tantum, non riproponibile così come è per l’anno 2013 e, per venire incontro alla famiglie, convenire con il Parlamento che la stessa sia rateizzabile.”
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